FILOLOGIA BALTICA

 

 

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Mitologia baltica



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Immagine del tempio di Romuva inSambia, secondo la descrizione di Simon Grunau.

Distribuzione delle tribù baltiche nel XIII secolo d.C.

La mitologia baltica è il complesso dei miti pre-cristiani presso gli antichi popoli baltici[1]. Tali sistemi religiosi hanno radici nella mitologia protoindoeuropea.

A parte deve essere considerata la mitologia della quasi totalità delle tribù estoni, in quanto di derivazione ugro-finnica.

La regione baltica è stata l'ultima parte dell'Europa ad essere cristianizzata, processo iniziato con le crociate del Nord nel 1199[2] e continuato fino al XVII secolo.


Indice

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·      1Fonti

·      2Periodo arcaico

·      3Divinità principali

·      3.1Diẽvas/Dievs

·      3.2Perkūnas/Pērkons

·      3.3Laima

·      3.4Vėles/Velnias

·      3.5Sáulē e Mēness

·      4Altre Divinità

·      5Divinità specifiche

·      5.1Pruzzi

·      5.2Lituania

·      5.2.1Testimonianze

·      5.2.2Culto

·      5.3Curi

·      5.4Osiliani

·      5.5Estoni

·      6Basso Medioevo

·      7Età moderna

·      8Note

·      9Bibliografia

·      10Voci correlate


Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Copia della Chronicon terrae Prussiae del 1679.

Mentre presso gli attigui popoli germanici orientali si sviluppò un alfabeto detto runico, dall'uso limitato, delle popolazioni baltiche, se mai svilupparono la scrittura durante il periodo pagano, non è pervenuto alcun testo scritto.

La ricostruzione delle mitologie e dei rituali più antichi è avvenuta, oltre con il rinvenimento di manufatti archeologici (vedi cultura di Narva e cultura della ceramica cordata), tramite il metodo comparativo applicato all'etimologia e alla mitologia dei vari popoli coevi[3]. Particolarmente utile si è rivelata la indoeuropeisticaapplicata alle lingue baltiche, ritenute dagli studiosi particolarmente conservative (causa anche la presenza nel territorio di un gran numero zone paludose e laghi che limitavano lo spostamento e la comunicazione tra le tribù), per cui hanno mantenuto i riflessi dei miti protoindoeuropei[4].

A queste si aggiungono fonti pervenute da missionari e cronisti medievali, tra cui si ricorda il vescovo Christian di Oliva (morto nel 1245), autore del Liber filiorum Belial, Peter di Dusburg (morto dopo il 1326) autore Chronicon terrae Prussiae, la raccolta delle lettere del 1418 del vescovo di Warmia a Papa Martino V nota come Collato Episcopi Varmiensis, Simon Grunau (morto nel 1530 circa), autore della Preussische Chronik, il trattato di Christburg del 1249, le Constitutiones Synodales e il Libro Sudoviano (lituano: Sūduvių knygelė) entrambi redatti nella prima metà del 1500. Infine, alcuni miti, per quanto rielaborati nel corso dei secoli, sono pervenuti attraverso il folklore delle attuali popolazioni baltiche.

Ci sarebbe da far notare che le varie fonti medievali propongono liste di divinità non coincidenti. Parte di queste differenze possono essere ricondotte alla presenza di pantheon non unificati non solo tra prussiani, lituani e lettoni, ma anche variabili tra le singole tribù dislocate sul territorio, come in parte all'uso di differenti termini, epiteti e kenningar per indicarli, poi riportati come divinità distinte dai cronisti cristiani[5][6].

Periodo arcaico[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dell'Europa orientale nel III-IV secolo d.C.. Le culture baltiche sono rappresentate in viola.

Distribuzione durante le invasioni barbariche del V e VI secolo.

Distribuzione nel VII-VIII secolo d.C.

Oltre alle differenze tra le varie tribù, si suppone che siano incorsi continui cambiamenti nel tempo, in particolare durante il periodo delle grandi migrazioni (Völkerwanderung) tra il III e il V secolo, che cambiò profondamente la distribuzione dei popoli in tutti i territori circostanti.

Già dalle sepolture e dai ritrovamenti risalenti al neolitico (incisioni di osso con teste di uccelli, amuleti con serpenti, bastoni con teste d'alce) si può ipotizzare che si era era formato un elaborato complesso di credenzeanimistiche.

Le regioni baltiche furono abitate, a partire dal III millennio a.C., dalla cultura della ceramica cordata, il cui uso di seppellire i defunti in sepolture a pozzetto sotto bassi cumuli, con ricchi corredi funerari, dimostra la fede nella vita dopo la morte. Il corredo funerario maschile comprendeva una tipica ascia da combattimento in pietra, mentre quelli femminili dei gioielli. Altri doni funerari erano costituiti da bicchieri di ceramica, spesso decorati con impressioni a corda.

In questo periodo, secondo Marija Gimbutas, l'iniziale struttura mitologica era basata su un'organizzazionematriarcale dove le varie divinità femminili rappresentavano i vari componenti della natura, come la Terra, l'Acqua, l'Aria, il Cielo, la Luna ecc. Successivamente vi fu uno sviluppo su formato patriarcale dove molte delle femminili persero influenza[7].

Nel De origine et situ Germanorum, del 98 d.C., Tacito parla degli "Aistian" o "Aesti", gente che viveva sulla costa orientale del mar Baltico, come gli unici raccoglitori di ambra. Così scrive:

« hanno i costumi e l'aspetto esteriore dei Suebi, ma parlano una lingua più simile a quella britannica. Venerano la madre degli dei; come simbolo della loro fede religiosa portano amuleti a forma di cinghiale: questi, protezione di ogni pericolo al posto delle armi rendono il fedele della dea sicuro anche in mezzo ai nemici »

Sia durante le grandi migrazioni, che nel periodo successivo, le tribù baltiche subirono una forte pressione da parte di quelle germaniche e gote, che portò l'abbandono dei territori più meridionali, ad insediarsi nelle zone più a nord e, nel caso dei Galindi, a migrare più ad oriente fino alle attuali Bielorussia e oblast' di Mosca.

Attorno all'VIII secolo si diffuse l'usanza della cremazione dei defunti. Rivestiva sempre un ruolo centrale la Natura, da cui gli esseri umani dipendono e nella quale la divinità era visibile in tutti i fenomeni fisici, ma che assumeva rappresentazioni antropomorfe distinte a seconda della manifestazione. L'influenza dei popoli circostanti si riversava però anche nel culto. In particolare, alla dominazione slava di gran parte dei territori verso il X secolo si deve la preminenza del dio Perkūnas durante l'ultimo periodo prima della cristianizzazione.

Non sono pervenuti miti significativi sulla creazione. Si potrebbe ipotizzare che la funzione unica delle divinità fosse stata piuttosto quella di conservare l'ordine del cosmo, della natura e della società[8].

Divinità principali[modifica | modifica wikitesto]

Diẽvas/Dievs[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al X-XII secolo si riscontra stabilmente tra le divinità maggiori la personificazione del Cielo, Diẽvas (in lettone Dievs, in lituano Dievas, in antico prussiano Deivas "dio, signore")[8] che anche nel nome corrisponde al greco Zeus, al sanscrito Dyaus(-pitā) e al latino Iu(piter). Viene rappresentato come un re con copricapo, tunica e spada. Secondo il mito abita "oltre le colline" (o sulla montagna celeste) dove vive di caccia e agricoltura e scende in pianura su un carro o a cavallo.

Perkūnas/Pērkons[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra divinità condivisa tra tutte le popolazioni baltiche era Perkūnas, il Tuono (in lettone Pērkons, in lituano Perkūnas, il "Tonante")[8] la cui importanza, causa l'influsso dei popoli circostanti, accrebbe fino talvolta a superare, o a fondersi, con Diẽvas.

Laima[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti, sebbene di epoca moderna e derivate dalla tradizione folkloristica, riportano Laima quale il Fato[9], talvolta assieme ad altre due figure, componendo così la trinità del Destino come per le Norne scandinave. Laima è stata nominata la prima volta in delle fonti scritte come Laimelea da Wilhelm Martini nel prologo latino di una raccolta di canti tradizionali lituani di Daniel Klein e pubblicata nel 1666[10]. Queste altre due figure, o altri due aspetti del Fato, nella mitologia lituana sono Laimè, la Buona Fortuna, e Dalia, colei che da e prende (dal lituano dalis, "ottenere"[11]), oppure Giltinė, la Morte[12] (da gilti, "pungere"). Nella mitologia lettone venivano invece dette Kārta e Dēkla. Altre divinità correlate, o altri aspetti del Fato, o altri epiteti, erano Laumės e Magyla.

Vėles/Velnias[modifica | modifica wikitesto]

Una divinità ctonia in epoca cristiana identificata con (un) diavolo era Vėles (in lituano Velnias, in lettone Velis). Dalla stessa radice deriva il lituano vėlė, "fantasma", vėliukas "defunto" e vėlinės "il giorno dei morti".

Talvolta rappresentato assieme o come un serpente (o come un altro anfibio), era la variante infera di Diẽvas (sovrapponibile ai pruzzi Patollo ePickollos)[13]. Se intesa come femminile, era la Signora dei Serpenti.

Sáulē e Mēness[modifica | modifica wikitesto]

Rivestivano un ruolo di una certa importanza le personificazioni del sole e della luna:

·      Sáulē (in lettone), Saũle (in lituano) - il Sole, la Vita[14]

·      Mēness (in lettone), Mėnuo (in lituano) - la Luna[15]

Altre Divinità[modifica | modifica wikitesto]

L'antica divinità della Terra e della fertilità era Žemyna, da žẽme, "terra"[9].

Diẽvo suneliai ("figli di Diẽvas") erano due cavalieri, che vengono identificati con la stella del mattino e con quella della sera. Equivalgono ai Dioscurigreci e agli Aśvins vedici[4], sebbene l'idea di una famiglia con Diẽvas quale capostipite è probabilmente una tarda elaborazione[8].

Ulteriori nomi dei numina, pervenuti o ipotizzati, nella regione baltica erano:

·      Auseklis (in lettone), Aušrinė (in lituano) - l'Alba. La versione lettone è maschile, quella lituana è femminile[16]

·      Milda - l'Amore, la Bellezza

·      Joris - la Primavera

·      Upinis - il Fiume, da ùpe "fiume"

·      Ežerìnis - il Lago, da ẽžeras, "lago"

·      Lytuvomis - la Pioggia, da lietùs, "pioggia"

·      Giráitis - il Bosco, da girià, "bosco"

·      Gabija - il Fuoco, la protettrice della casa, da gaubti, "proteggere"

·      Ūsiņš - la Fertilità, la Luce, etimologia incerta, forse da ūzām, "giallo"

Da notare come la maggior parte di essi siano personificazioni della potenza dei fenomeni naturali. Data anche la parziale sovrapposizione delle funzioni (si veda ŽemynaŪsiņš e Joris), non erano compresenti presso la stessa tribù, oppure rappresentavano solo un aspetto dell'entità divina.

Divinità specifiche[modifica | modifica wikitesto]

Pruzzi[modifica | modifica wikitesto]

La triade PerkūnasPotrimpo ePeckols.

Illustrazione del sacrificio di una capra nel Libro Sudoviano.

Peter von Duisburg, monaco dell'Ordine teutonico, narrò la sottomissione degli antichi prussiani (pruzzi), nella sua opera Chronicon Terrae Prussiae, secondo la quale:

« Poiché essi non conoscevano il Signore, adoravano erroneamente le sue creature, ovvero il sole, la luna, le stelle, gli uccelli, i quadrupedi, e anche le serpi. Essi possedevano: fiumi, campi e boschi sacri, ove non osavano arare, pescare o raccogliere legna. »

Adamo da Brema, intorno al 1075, nel raccontare la morte del vescovo di Praga Adalberto (sospettato di essere una spia del duca di Polonia Boleslao) avvenuta nel 997, riporta:

« I Prussiani sono per la maggior parte delle persone non crudeli [homines humanissimi]). Escono per aiutare coloro che sono in pericolo in mare o che sono attaccati dai pirati. Molte cose lodevoli si potrebbero dire questi popoli rispetto alla loro morale, se solo avessero fede in Cristo, di cui i missionari hanno crudelmente perseguitato. Per loro mano Adalberto, il vescovo illustre dei Boemi, fu incoronato con il martirio. Anche se condividono tutto il resto con il nostro popolo, essi ci vietano solo l'accesso ai loro boschetti e sorgenti che loro asseriscono essere contaminati dall'ingresso dei cristiani. Questi uomini sono di colore blu, rubicondi in viso, e dai capelli lunghi. Vivono, inoltre, nelle paludi inaccessibili, non sopportano un padrone tra di loro. »

Nel 1249 il Trattato di Christburg riporta che i pruzzi adoravano Curche, durante le cerimonie per il raccolto. Tuttora è discussa l'etimologia, il genere e le funzioni. Alcuni, come Simon Grunau, suppongono che si ricolleghi allo slavo Svarog, il dio-fabbro, nonché al greco Efesto, oltre ad essere un dio creatore (per via della radice lituana kurti – creare), dio del raccolto e del grano, ma anche dio malefico e dio del fuoco. Altri studiosi addirittura mettono in dubbio che il trattato si riferisse ad un dio, ma piuttosto ad una corn dolly, una bambola di beneaugurio, come era uso presso alcuni popoli indoeuropei, in Russia anche per diverso tempo dopo la cristianizzazione[17].

Un'altra fonte affidabile è un memorandum del 1418, il Collato Episcopi Varmiensis, scritto dal vescovo diWarmia. In esso si elencano i successi ottenuti dai Cavalieri teutonici nella cristianizzazione dei prussiani, i quali non adoravano più Patollu e Natrimpe. Sebbene siano spesso intesi come due divinità differenti, patollu può essere anche un aggettivo (demoniaco, malefico) per descrivere Natrimpe[5]. In base ai più recenti sudi, Patolluè normalmente identificato con Peckols, l'iroso dio del sottosuolo, mentre Natrimpe come Potrimpo, dio dei mari o del grano.

In aggiunta a PeckolsPotrimpo e Perkūnas, Grunau menziona tre divinità minori: Wurschayto o Borszkayto e Szwaybrotto quali personificazioni diWidewuto e Bruteno, nonché, citando il trattato di Christburg, Curcho quale dio del cibo.

Col secolo successivo abbiamo la Constitutiones Synodales, del 1530, che elenca le divinità fornendo l'equivalente romano. Da notare che sono tutte maschili e che manca Curche. Tale lista può essere confrontata con quelle nel Libro Sudoviano, scritto tra il 1520 e il 1530.

Constitutiones Synodales[18]

Libro dei Sudoviani[19]

Funzione[19]

Equivalente romano[18]

Occopirmus

Ockopirmus

Dio del Cielo e Padre degli dei

Suaixtix

Swayxtix

Dio della luce

Ausschauts

Auschauts

Dio delle malattie e sella salute

Autrympus

Autrimpus

Dio del mare

Potrympus

Potrympus

Dio dei laghi e dei fiumi

Bardoyas

Bardoayts

dio delle navi

 

Pergrubrius

Dio delle piante

 

Piluuytus

Pilnitis

Dio dell'abbondanza

Parkuns

Dio del tuono

Pecols e Pocols

Peckols e Pockols

Divinità infernali

 

Puschkayts

Dea della terra

 

 

Barstucke e Markopole

Servi di Puschkayts

 

Simon Grunau (morto nel 1530 circa) è stato criticato per usare fonti di dubbia origine e per aver spesso contrapposto fatti con altri di sua immaginazione. Alcuni studiosi moderni lo tendono ad escludere completamente, mentre altri, come Gintaras Beresnevičius, tendono ad essere più cauti, sperando che possa aver avuto accesso a fonti, anche solo folkloristiche, ormai non più esistenti.

Alla sua opera si deve l'introduzione e la diffusione di diverse tra le maggiori leggende popolari: re Widewuto, un re cimbro del VII secolo, il tempio di Romuva, la triade pagana PeckolsPotrimpo e Perkūnas, il gran sacerdote (krivė krivaitis), presentato come una sorta di papa pagano, nonché lewaidelinns, simile alle vestali romane.

Lituania[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione di un altare sulla montagna sacra Rambynas,Samogitia.

Samogitian Alka, ricostruzione di un osservatorio paleoastronomico.

Testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

Le più antiche testimonianze sulla religione praticata in Lituania e in Galizia sono due fonti russe del XIII secolo: un'interpolazione di un compilatore russo della Cronaca bizantina di Giovanni Malalas e la cronaca galiziano-volinica. Del XIV secolo è la cronaca di Wigand di Marburgo che descrisse le campagne dell'ordine Teutonico dal 1293 al 1393: nella cronaca sono contenute informazioni relative al culto e ai riti funebri dei lituani. Il papa Pio IInel trattato De Europa riporta il resoconto del missionario Girolamo attivo in Lituania nel XV secolo[20]. Le relazioni dei gesuiti costituiscono un'altra fonte importante seppur tarda. I lituani rimasero attaccati alle loro tradizioni pagane ancora per lungo tempo dopo la cristianizzazione ufficiale del paese. Lo storico polacco Jan Łasicki adattò in un opuscolo le note di Jakob Laskowski il quale aveva compiuto intorno al 1560 un viaggio inSamogizia e aveva trovato una religione essenzialmente pagana. La cronaca galiziano-volinica descrive la conversione del sovrano Mindaugas come di facciata in quanto in realtà egli continuava a sacrificare ai suoi dei (NunadejTeljavelDiveriks)[21].

Culto[modifica | modifica wikitesto]

In linea di massima gli dei lituani hanno un ambito familiare e locale essenzialmente incentrato sul culto dei defunti e gli spiriti del luogo. Esistono diversi dei specifici per vari aspetti dell'esperienza umana. Vasta è la gamma delle divinità attinenti alla natura; alcuni dei loro nomi sono pervenuti fino a noi: Bangputis (che soffia sulle onde), dio del mare agitato; Medeina (da medis, albero, bosco), dea del bosco; i Laukasargai (da Laukas, campo e sargas, guardiano), divinità protettrici dei campi; Vejopatis (da vejas, vento), signore del vento[21].

Particolare importanza riveste il culto del fuoco, considerato tramite tra la vita terrena e il mondo soprannaturale. Nella zona di Vilnius venivano alimentati fuochi perpetui. In una relazione dei gesuiti del 1583 si narra delle proteste della popolazione verso missionari che volevano spegnere i fuochi: Perkūnas il dio del tuono si sarebbe gelato e altri dei si sarebbero indeboliti[22].

Era diffuso anche il culto delle pietre. In una relazione del 1601 si annotava che nei fienili, ricoperte di paglia, venivano conservate delle pietre dalla superficie piatta chiamate deyve, considerate protettrici del grano e del bestiame. A nessuno era concesso di toccarle se non ad una sacerdotessa che poteva offrire loro sacrifici[23].

I boschi sacri erano il luogo di culto per eccellenza da essi non era permesso tagliare legna o asportare quella caduta. Dopo il raccolto, all'inizio di ottobre, nei boschi sacri venivano sacrificati buoi, vitelli ed arieti in onore dei morti. Seguivano tre giorni di allegria e scambio di offerte. Inoltre alcuni alberi, fonti, colline e specchi d'acqua venivano considerati dimora degli dei.

Curi[modifica | modifica wikitesto]

I culti della parte della parte più occidentale della Lituania, la Curlandia, si differenziavano dalle regioni circostanti. Era abitata dai Curi, popolo con una fiera tradizione guerriera e profondamente pagano, tuttavia furono il primo popolo baltico ad essere sottomesso dall'Ordine Livoniano, dopo Letgalli, i quali però posero poca resistenza ad essere cristianizzati.

La loro religione era legata al loro animale sacro, il cavallo.

Nel 1075 Adamo di Brema descrive i Curi nel Gesta Hammaburgensis[24]:

« L'oro è molto abbondante la, i cavalli sono i migliori. Tutte le case sono pieni di veggenti, indovini e negromanti, i quali hanno persino costumi propri di un ordine monastico. A tutto il mondo si rivolgono per i responsi oracolari, in particolare ai spagnoli e ai greci »

Altri importanti testi sui Curi sono la Cronaca di Enrico di Livonia, la Vita Ansgari di Remberto di Brema, la Livländische Reimchronik (la "Cronaca Livoniana in rima"), la Saga di Egil e le Gesta Danorum.

Sconfitti, i Curi si mescolarono alle altre tribù, accettando il Cristianesimo, sebbene la tradizione pagana continuasse ad avere proseliti perfino nel XIX secolo.

Osiliani[modifica | modifica wikitesto]

Gli Osiliani, o Oeseliani, o antichi Estoni, stanziati perlopiù nell'isola di Saaremaa, combattero a fianco dei Curi contro i crociati del nord. La loro divinità principale viene indicata col nome Tharapita nella Cronaca di Enrico di Livonia, la quale racconta anche che tale dio nacque su una montagna boscosa a Virumaa, nell'entroterra estone, per poi recarsi ad Oesel, nell'isola di Saaremaa[25]. Il nome Taarapita è stato interpretato come un'invocazione, "Taara, aiuto!" (Taara a(v)ita in estone) o "custode di "Taara keeper" (Taara pidaja). Taara è associato allo scandinavo Thor e a sua volta a Perkūnas. Il viaggio di Tharapita/Taara da Vironia a Saaremaa è stato associato all'antica caduta dei meteoriti di Kaali.

Estoni[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Mitologia estone.

Sebbene la popolazione estone condivida la dominazione dei cavalieri teutonici con resto delle popolazioni baltiche, come la maggior parte della storia successiva (a parte la dominazione danese), la mitologia estone presenta diverse differenze in quanto di derivazione ugro-finnica, come le popolazionifinlandesiungheresisami e mari. Tra le divinità più antiche si ricorda Jumal o Taevataat, dalle funzioni riconducibili a Diẽvas quale vecchio uomo dio del Cielo e demiurgo, figura che lentamente assunse i caratteri propri di Perkūnas fino a mutare in Ukko, di cui uno dei suoi nomi conosciuti era appuntoPerkele. A differenza delle altre popolazioni baltiche, quelle estoni elaborarono una cosmogonia significativa.

Basso Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Le pressioni per la cristianizzazione forzata, anche per i popoli baltici, aumentarono notevolmente con Papa Innocenzo III il quale dichiarò la primacrociata del nord nel 1198 contro la Livonia. Seguono le campagne contro la Letgallia e la Selonia regioni storiche della Lettonia (1208–1224), contro l'Estonia (1208–1224), contro la Saaremaa (1206–61) e contro i Curi e Semigalli (1201–90). In Prussia i cavalieri dell'Ordine Teutonico iniziarono le crociate nel 1219[2]. La conquista della Prussia fu completata attorno al 1280 e le terre decimate furono ripopolate con coloni tedeschi (Ostsiedlung). Attorno al 1400 i pruzzi costituivano la metà della popolazione della Prussia.

Soggiogata la Prussia, l'ordine teutonico si concentrò sulla Lituania, ma incontrò maggiori resistenze. Il Granducato di Lituania continuò a professare gli antichi culti finché si unì Regno di Polonia nel 1386 accettando l'Unione di Krewo.

Lo stesso argomento in dettaglio: crociate del Nord.

Anche dopo l'adozione ufficiale del cristianesimo, i popoli baltici continuarono a seguire la propria religione tradizionale, in una secolare coesistenza e sovrapposizione, almeno fino al XVII secolo, durante la quale vennero adattati alcuni santi (es. Sant'Elia divenne il Tonante e assunse alcuni attributi diPerkūnas) e accettate alcune festività per favorire l'assimilazione, come il Vėlinės, corrispondente al celtico Halloween, diventato il giorno dei morti, l'Užgavėnės, festa della fine dell'inverno e della primavera, poi diventata la festa di San Giuseppe o il Martedì grasso, e il Rasos, festa dell'estate, poi diventata Joninės, la festa di San Giovanni Battista[26].

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

La dea Milda, di Kazimierz Alchimowicz (1910), Museo Nazionale di Varsavia.

L'epoca del Romanticismo, iniziata col XIX secolo, portò i lituani e i lettoni a guardare il loro passato con ispirazione sia intellettuale che spirituale.

Il folklore locale comprendeva ancora tradizioni che racchiudevano elementi degli antichi riti pagani e tramandava svariati miti e storie, considerate non necessariamente come vere, ma come esperienze codificate del passato. Si ci concentrava più sui problemi morali e sulle visoni eroiche piuttosto che sui singoli eroi, i quali molto spesso mancavano pure del nome, venendo indicati tramite perifrasi o altre forme indirette, come "il duca", "il signore del castello".

Il folklore e il paganesimo tradizionale furono idealizzati anche in chiave nazionalistica. In Lituania uno dei più famosi studiosi a capo di questo movimento fu lo storico Theodor Narbutt che creò anche nuovi miti lituani partendo da quelli greci[27], mentre in Lettonia e in Prussia vi fu lo scrittore Andrejs Pumpurs. Un'attività di recupero simile la fece anche lo scrittore e filologo Juris Alunāns, nonché il poeta Miķelis Krogzemis.

Il recupero dell'antica cultura e delle tradizioni sfociò nella ripresa di culti pagani. In Lettonia ebbe successo il movimento neopagano dei Dievturi (letteralmente "i custodi di Diẽvas") alla fine degli anni '20 del novecento, il quale reinterpretò in chiave panteistica alcuni aspetti cristiani per fonderli elementi recuperati dall'antica mitologia[28], mentre in Lituania e in Prussia il poeta, umanista e mistico Wilhelm Storosta (noto con lo pseudonimo Vydūnas) diede vita al movimento teosofico Mažoji Lietuva ("Lituania minore"). Con la costituzione dell'Unione Sovietica furono soppresse tutte le organizzazioni a caratterizzazione nazionalistica e molti praticanti furono giustiziati o deportati nei gulag in Siberia. Il clima si distese dopo il 1960, permettendo la ripresa di celebrazioni pubbliche delle festività religiose tradizionali baltiche. In Lituania Jonas Trinkunas fondò il movimentoneopagano Romuva nel 1967, la quale però fu represso dal governo nel 1971. Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica i movimenti Dievturiba e Romuva poterono praticare liberamente e professarsi come religioni tradizionali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

1.     ^ ossia i Pruzzi, i Galindi e i Sudoviani nell'odierna Lituania, i Semigalli e iSelonici nella regione centrale meridionale dell'odierna Lettonia, i Curi nella regione occidentale, i Letgalli nella regione orientale, i Latgolici nella regione settentrionale, gli Osiliani nell'isola di Saaremaa e i Livoni tra la Lettonia e l'Estonia

2.    ^ a b Christiansen, 1997, p.287

3.     ^ Puhvel, 1999, pp.222-229

4.     ^ a b A titolo di esempio, gli indoeuropei Gemelli Divini sono particolarmente ben rappresentati dai Dieva déli (i lettoni "figli di dio") eDievo súneliai o "Ašvieniai" (i lituani "figli di dio"), che corrispondono agliAshvin vedici, ai Nara-Narayana hindi, ai Dioscuri greci, agli Alcis germani, i Palici siculi, i Romolo e Remo romani, i Hengist e Horsa anglosassoni. Secondo il folklore baltico, erano figli di Dievas (dal protoindouropeo*Dyeus, "dio", "cielo"). Da notare come il Ašvieniai lettone e il Ashvinsvedico abbiano stessa radice protoindoeuropea *ek'w-, ossia "cavallo", radice che si ritrova anche in ašva che in lettone significa cavallo, come anche nel sanscrito ashva. Associati ai fratelli e al padre, ci sono due divinità femminili, la personificazione del sole Saule (in lettone "sole") eSaules meita (in lettone "figlia del sole") (cfr. Malloryv & Adams, 1999, p.163).

5.    ^ a b Bojtár, 1999, p. 308.

6.    ^ Facendo un parallelismo con la mitologia romana, si ricorda che Gioveaveva un centinaio di epiteti

7.     ^ (EN) Gintaras Beresnevičius, Lithuanian Religion and Mythology, sulnkc.lt, 2000. URL consultato il 30 settembre 2017.

8.     ^ a b c d (EN) Encicplopedia Britannica, Baltic religion, subritannica.com, 10 maggio 2000.

9.    ^ a b Gimbutas, 2001, p.198

10.              ^ (LT) Ignas Narbutas, Senieji lietuvių tikėjimai - Darbai ir dienos, 5–7, Vytauto Didžiojo Universitetas, 1997.

11.              ^ Gimbutas, 2001, p.201

12.              ^ Gimbutas 2001, p.205

13.              ^ (EN) Encicplopedia Britannica, Velnias, su britannica.com, 20 settembre 2009.

14.              ^ (EN) Encicplopedia Britannica, Saule, su britannica.com, 20 luglio 1988.

15.              ^ (EN) Encicplopedia Britannica, Mēness, su britannica.com, 20 luglio 1988.

16.              ^ (EN) Encicplopedia Britannica, Auseklis, su britannica.com, 20 luglio 1988.

17. ^ Brückner, 1923, pp. 128, 139

18. ^ a b Bojtár, 1999, p.315

19.              ^ a b Schmalstieg, 2003, pp.364-365

20. ^ F.Vyncke in H.C. Puech, 1988,  pp.38

21.              ^ a b F.Vyncke in H.C. Puech, 1988,  pp.40

22.              ^ F.Vyncke in H.C. Puech, 1988,  pp.41

23.              ^ F.Vyncke in H.C. Puech, 1988,  pp.42

24.              ^ (LAAdamo di BremaGesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum, 1075. 
«...aurum ibi plurimum, equi optimi. Divinis, auguribus atque nigromanticis omnes domus plenae sunt, qui etiam vestitu monachico induti sunt. A toto orbe ibi responsa petuntur, maxime ab Hispanis et Graecis».

25.              ^ (EN) Henricus Lettus, The Chronicle of Henry of Livonia, =Columbia University Press, 2003, p. 193, ISBN 978-0-231-12889-6.

26.              ^ Dundzila & Strmiska, 2005, pp.246-270

27.              ^ Baár, 2010, p.179

28.             ^ Muktupāvels, 2005, pp.762–767

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

·      (EN) Monika Baár, Historians and Nationalism, Oxford University Press, 2010, p. 179, ISBN 978-0-19-958118-4.

·      Aleksander Brückner, V. Weles-Wolos., in Mitologia slava, traduzione di Julia Dicksteinowna, Bologna, Nicola Zanichelli ed., 1923, SBN IT\ICCU\LIA\0157484.

·      (EN) Endre Bojtár, Foreword to the Past: A Cultural History of the Baltic People, Central European University Press, 1999, ISBN 978-963-9116-42-9.

·      Enrico Campanile, Europa precristiana: la religione degli Slavi e dei Balti, in Storia delle religioni: Le religioni antiche, (a cura di) G. Filoramo, vol. 1,Laterza, 1994, pp. 587-603, ISBN 978-88-420-4488-8.

·      (EN) Erik Christiansen, The Northern Crusades, Londra, Penguin Books, 1997, p. 287, ISBN 0-14-026653-4.

·      (EN) Vilius Rudra Dundzila e Michael F. Strmiska, Romuva: Lithuanian Paganism in Lithuania and America, in Modern Paganism in World Cultures: Comparative Perspectives, ABC-CLIO, 2005, pp. 246-270, ISBN 978-1-85109-608-4.

·      (EN) Marija Gimbutas, The Living Goddesses, University of California Press, 2001, ISBN 978-0-520-22915-0.

·      (EN) J. P. Mallory e Douglas Q. Adams, Encyclopedia of Indo-European Culture, Taylor & Francis, 1997, p. 163, ISBN 978-1-884964-98-5.

·      (EN) Valdis Muktupāvels, Baltic religion: New religious movements, in Encyclopedia of Religion, vol. 2, Thomson Gale, 2005, pp. 762–767.

·      (EN) Jaan Puhvel, Comparative Mythology, Johns Hopkins University Press, 1989, ISBN 978-0-8018-3938-2.

·      (LT) William R. Schmalstieg, Review. Baltų religijos ir mitologijos šaltiniai 2 (PDF), in Archivum Lithuanicum, vol. 5, 2003, pp. 364–365, ISSN 1392-737X (WC · ACNP).

·      F. Le Roux, F. Vyncke e J. de Vries, Le religioni dell'Europa centrale precristiana, (a cura di) Henri-Charles Puech, Roma-Bari, Laterza, 1988,ISBN 978-88-420-3014-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

·      Neopaganesimo baltico

·      Balti (popolo)

·      Romuva


 

 

 

Romuva

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Simbolo della Chiesa di Romuva su una bandiera.

Stilizzazione dell'Albero del Mondo,Austras Koks ("albero del crepuscolo"), usato anche come simbolo Romuva.

Credenti del culto Romuva in abiti tradizionali lituani.

La Romuva è un movimento religioso neopagano, nato di recente come continuazione contemporanea della tradizionale religione etnica praticata in Lituania prima della cristianizzazione ufficiale del 1387.

Indice

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·                     1Etimologia

·                     2Storia

o                                        2.1Origini

o                                        2.2Medioevo

o                                        2.3Ottocento

o                                        2.4Repressione sovietica

·                     3Credenze

·                     4Rituali

·                     5Divinità Romuva

·                     6Diffusione

·                     7Note

·                     8Voci correlate

·                     9Altri progetti

·                     10Collegamenti esterni

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

I termini Romuva, Romove e Ruomuva derivano dal vocabolo antico prussiano Romowe, che significa "tempio" o "santuario"[1]. La radice del termine ram-/rām-, nelle lingue baltiche significa "calma, serenità, quiete"[2], e deriva dal protoindoeuropeo *(e)remǝ-, "stare in quiete"[3].

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo originario delle credenze religiose si sviluppò presso i popoli balti (divisi in samotigi, aukŝtaitiani, seloni, semigalli, curlandesi e pruzzi; questi ultimi, prima insediati tra i fiumi Nemunas e Minija, poi si estesero nellaSambia, dove fondarono un santuario chiamato semplicemente Romuva, ossia il Tempio, da cui la Romuva trae il nome). Per quanto probabilmente non ci fosse un Pantheon unificato, tali insieme di credenze e miti differivano poco fra loro; considerandoli come un'unica religione, fu quella che perdurò più a lungo in Europa, in quantoLettonia e Lituania furono tra le ultime nazioni europee a venire cristianizzate.

I Pantheon originali sono di difficile ricostruzione e non si riscontra uniformità nelle fonti scritte pervenute, quasi esclusivamente da missionari e cronisti medievali.

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Lo stesso argomento in dettaglio: Religione baltica.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le crociate del Nord iniziate nel 1199[4], l'insieme di tali credenze ed usanze costituivano la religione di Stato del Granducato di Lituania, finché quest'ultimo si unì Regno di Polonia nel 1386 accettando l'Unione di Krewo.

Anche dopo l'adozione ufficiale del cristianesimo, il popolo lituano continuò a seguire la propria religione tradizionale, in una secolare coesistenza e sovrapposizione, almeno fino al XVII secolo, durante la quale vennero adattati alcuni santi (es. Sant'Elia divenne il Tonante e assunse alcuni attributi di Perkūnas) e accettate alcune festività per favorire l'assimilazione, come il Vėlinės, corrispondente al celtico Samhain, diventato il giorno dei morti, l'Užgavėnės, festa della fine dell'inverno e della primavera, poi diventata la festa di San Giuseppe o ilMartedì grasso, e il Rasos, poi diventata Joninės, la festa di San Giovanni Battista[1].

Durante il XVII secolo i miti erano in gran parte di tipo eroico, spesso riguardanti la fondazione dello stato lituano.

Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

L'epoca del Romanticismo, iniziata col XIX secolo, portò i lituani a guardare il loro passato con ispirazione sia intellettuale che spirituale. Il folklore e il paganesimo tradizionale furono idealizzati anche in chiave nazionalistica[1]. Uno dei più famosi studiosi a capo di questo movimento fu lo storico Theodor Narbutt che creò anche nuovi miti lituani partendo da quelli greci[5].

All'inizio del XX secolo, le antiche tradizioni pagane continuavano nel folklore e nei costumi. Durante l'Užgavėnės, festa per celebrare la venuta della primavera, gli abitanti la Samogizia potevano vestire in costume, incluse le maschere, e bruciare un idolo di una vecchia donna effigia dell'inverno, dettaMorė o Giltine, dea della morte[1].

I miti e le storie di tale periodo erano perlopiù rielaborazioni dei precedenti, considerati non necessariamente come veri, ma come esperienze codificate del passato. Si concentravano più sui problemi morali e sulle visoni eroiche piuttosto che sui singoli eroi, i quali molto spesso mancavano pure del nome, venendo indicati tramite perifrasi, kennings o altre forme indirette, come "il duca", "il signore del castello".

Repressione sovietica[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione Sovietica occupò con la forza la Lituania nel 1940 e la rinominò Repubblica Socialista Sovietica Lituana. A causa della caratterizzazione nazionalista della Romuva, questa fu soppressa durante l'occupazione sovietica e molti praticanti furono giustiziati o deportati nei gulag in Siberia. Si sa che è esistito un gruppo clandestino romuva nel campo di lavoro di Inta, in Russia. Dopo che i membri furono rilasciati e poterono tornare in Lituania intorno al 1960, Jonas Trinkunas (nato nel 1939) formò la Vilnius Ethnological Ramuva e iniziò ad organizzare celebrazioni pubbliche delle festività religiose tradizionali lituane nel 1967. Nel 1971 i sovietici espulsero i membri della Romuva dall'università che frequentavano ed esiliarono i loro dirigenti.

Durante la Guerra Fredda quasi tutta l'attività organizzata della Romuva era localizzata in America Settentrionale. Però, dal 1988 quando il potere dell'Unione Sovietica stava svanendo e l'indipendenza lituana era all'orizzonte, i gruppi della Romuva cominciarono a riorganizzarsi nelle nazioni baltiche e a praticare apertamente la loro religione. Sotto gli auspici della "Legge sulle Associazioni e Comunità Religiose", approvata in Lituania nel 1995, la Romuva ottenne il riconoscimento come religione "non-tradizionale". La legge lituana infatti richiede un minimo di 25 anni di esistenza perché una religione possa ricevere il sostegno statale riservato alle religioni "tradizionali".

La Romuva è una religione pagana politeistica che sostiene la sacralità della natura come anche la venerazione degli antenati. Nella teologia romuvana le essenze spirituali si identificano con i teoremi che organizzano armoniosamente la natura. Gli aderenti ritengono che l'anima di coloro che muoiono continui ad esistere nell'aldilà e stia insieme alla famiglia vivente e ai discendenti. Mentre la Dievturiba sostiene l'unione con il tutto, dopo la morte, i romuvani enfatizzano maggiormente l'idea di una vita in una dimensione di luce.

Lo aukuras baltico o "altare del fuoco" è un altare di pietra sul quale viene ritualmente acceso un fuoco. I partecipanti si lavano le mani e la faccia prima di avvicinarsi all'aukura, e poi cantano le dainas o inni rituali quando il fuoco viene acceso. Cibo, bevande, erbe e fiori sono offerti alla fiamma quando il gruppo canta le dainas. Dopo le prime offerte, i partecipanti offrono il loro contributo verbale o silenzioso che viene portato agli dèi e agli antenati insieme al fumo e alle scintille del fuoco.

Divinità Romuva[modifica | modifica wikitesto]

Le divinità principali sono[6]

·                    Diẽvas - il Cielo, la Conoscenza, il Demiurgo

·                    Perkūnas - il Tuono, la Pioggia, la Fertilità della terra

·                    Saulė - il Sole, la Vita

·                    Menulis - la Luna

·                    Žemyna - la Terra, figlia del Sole e della Luna

·                    Láima - Il Fato, associata spesso a Marša e a Dalia

·                    Gabija - Il Fuoco

·                    Medeine - la Dama degli Alberi, protettrice dei boschi e dei conigli

·                    Meiden - protettrice delle foreste e di tutti gli animali

Inoltre, come divinità dell'oltretomba:

·                    Velnias - il Male

·                    Giltinė - la Morte

·                    Veles e Velona - Custodi dei Defunti

Agenti soprannaturali o di comunicazione col soprannaturale:

·                    Žaltys - serpenti dell'erba, simbolo di fortuna

·                    Zalciai - sacri serpenti (sacred serpents)

·                    Vaidelutės - sacerdotesse

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono aderenti alla Romuva in tutto il mondo, ma la religione esiste principalmente in Lituania e nelle nazioni dell'ex blocco sovietico. La Romuva ha legami stretti con il sentimento nazionalista lituano e baltico. Per essere accettati dalla comunità religiosa della Romuva non è necessario avere antenati lituani. Praticare la Romuva è considerata da molti aderenti come una forma di orgoglio culturale, insieme alla celebrazione di forme tradizionali d'arte, narrare il patrimonio popolare baltico, praticare le festività tradizionali, suonare musica tradizionale baltica, cantare le tradizionali dainas o inni e canzoni come anche l'attivismo ecologico e la gestione di luoghi sacri.

1.     ^ a b c d (EN) Vilius Rudra Dundzila e Michael F. Strmiska, Romuva: Lithuanian Paganism in Lithuania and America, in Modern Paganism in World Cultures: Comparative Perspectives, ABC-CLIO, 2005, p. 246-270, ISBN 978-1-85109-608-4.

2.     ^ (EN) Gabriel Ignatow, Cultural Heritage and the Environment in Lithuania, in Transnational Identity Politics and the Environment, Lexington Books, 2007, p. 102, ISBN 978-0-7391-2015-6.

3.     ^ Indo-European roots Indo-European etymology, StarLing. URL consultato il 2 novembre 2014.

4.     ^ (EN) Erik Christiansen, The Northern Crusades, Londra, Penguin Books, 1997, p. 287, ISBN 0-14-026653-4.

5.     ^ (EN) Monika Baár, Historians and Nationalism, Oxford University Press, 2010, p. 179, ISBN 978-0-19-958118-4.

6.     ^ (ENLibrary - Theology - Romuva, Atheisth Frontier.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

·                    Dievturiba

·                    Neopaganesimo baltico

·                    Neopaganesimo est europeo

·                    Religioni baltiche

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

·                    Collabora a Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Romuva

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

·                    (ENLietuvos Romuva, su romuva.lt.

·                    (ENSacro Serpente, su geocities.com(archiviato dall'url originale il )(seconda copia archiviata il ).

·                    (ENLe divinità Romuva, su atheistfrontier.com.

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Categoria: 

·                     Neopaganesimo

| [altre]

 

BALTICHE, LINGUE

di Giuseppe CIARDI-DUPRE' - Enciclopedia Italiana (1930)

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BALTICHE, LINGUE. - Il ramo baltico della famiglia linguistica indoeuropea è rappresentato presentemente da due sole lingue: il lituano e il lettone. Di un'altra lingua baltica, parlata un tempo dal popolo che diede il nome alla Prussia ed estintasi nel secolo decimosettimo, restano alcuni documenti che hanno permesso di ricostruirne almeno parzialmente il lessico e la grammatica. Queste tre lingue sono molto simili fra loro; ma le affinità del prussiano rispetto al lituano e al lettone sono meno strette di quelle che collegano tra loro le due lingue viventi. Le lingue baltiche sono parlate oggi complessivamente da oltre quattro milioni di persone (computando gli emigrati che si presumono ancora in possesso dell'idioma materno). Il numero approssimativo dei parlanti lituano si può valutare a z.700.000 (di cui 1.780.000 entro gli attuali confini della repubblica di Lituania, circa 420.000 negli stati limitrofi e in altri paesi europei, e circa mezzo milione negli Stati Uniti d'America). Parlano lettone circa un milione e mezzo di persone, ossia la maggior parte degli abitanti della repubblica di Lettonia. Mancano dati statistici sicuri per l'antico prussiano. Si hanno tracce di altre lingue baltiche, che si estinsero senza lasciare documenti. Delle lingue dei Curi e dei Sudavi-Jatvingi abbiamo qualche reliquia, mentre di quelle dei Seli e dei Zemgali restano soltanto nomi geografici; di quella degli Scial(a)vi rimangono anche nomi di persona (circa 200). Sembra che i Curi, da cui ebbe nome la Curlandia, fossero una popolazione intermedia fra Lituani e Letti, ma più affine a questi che a quelli; dal 1700 sono confusi con i Letti. A giudicare dai toponimi, sembra che la lingua dei Zemgali, i quali nel sec. XIII occupavano il bacino dell'Aa (lett. Lilupe), fosse una varietà del lettone, cui si rannodava pure strettamente il linguaggio dei Seli, dimoranti un tempo sulla riva sinistra della Daugawa (Dvina) nel tratto che si stende di contro alla confluenza della Ewst (Aiviekste). I Sudavi, che probabilmente formavano la sezione più occidentale del popolo jatvingio, e gli Scialavi, o Scialvi, erano stirpi prussiane.

La documentazione delle lingue baltiche data da pochi secoli. Il più antico documento della lingua prussiana, e delle lingue baltiche in genere, consiste in un glossario tedesco-prussiano (802 vocaboli) pervenutoci in una copia eseguita alla fine del sec. XIV (o all'inizio del sec. XV) da un originale che si ritiene scritto qualche decennio prima; il più antico testo prussiano è una versione del catechismo di Lutero pubblicata in duplice redazione nel 1545. Il più antico testo lituano è un catechismo luterano edito nel 1547; i più antichi testi lettoni sono un catechismo cattolico del 1585 e un catechismo luterano del 1586. Insignificanti reliquie dell'una e dell'altra lingua ci riportano indietro di pochi anni.

Tuttavia le lingue baltiche, specie la lituana, serbano un aspetto così arcaico che permette di raffrontarle con le più antiche forme linguistiche della famiglia indoeuropea. Si notino, per esempio, le voci lituane dūmai "fumo" (sanscritodhūma, latino fūmus), gývas "vivo" (sanscr. jīvah, lat. vīvus da *gvīvos), sūnus "figlio" (sanscr. sūnu, da cui il gotico sunus, ted. Sohn, differisce solo nella quantia della prima sillaba), výras "uomo" (sanscr. vīra, lat. vir da *vĭros), sti "è" (sanscr. asti, greco στ, lat. est). In generale nelle lingue baltiche il vocalismo originario è più fedelmente conservato che in tutte le altre lingue viventi indoeuropee. Le lingue baltiche serbano alcune caratteristiche dell'antica accentuazione indoeuropea: l'esistenza di differenti intonazioni (viva nel lituano e nel lettone e attestata anche per il prussiano) e la libertà di movimento dell'accento nella parola (nel lituano, mentre nel lettone l'accento sí è fissato sulla sillaba iniziale). È notevole la coincidenza d'accento fra lituano e greco in un certo numero di forme grammaticali, per es. nella flessione dei temi nominali femminili uscenti in ā: lituano mergà"ragazza", gen. mergõs: gr. ϑε, gen. ϑες. Nella declinazione le lingue baltiche, come le slave, distinguono nel singolare sette casi, corrispondenti agli otto casi della declinazione sanscrita. Il sistema verbale indoeuropeo appare invece profondamente trasformato nelle lingue baltiche. La coniugazione baltica si fonda sul contrasto fra tema di presente e tema di preterito. Storicamente il preterito baltico risponde all'aoristo passivo forte del greco, mentre le forme corrispondenti all'imperfetto, all'aoristo sigmatico ed al perfetto indoeuropeo (greco, sanscrito) sono scomparse. Esiste un futuro, caratterizzato, come il futuro greco, da un elemento formale contenente il suono s (p. es.: lituano stósiu da stóti "stare", dèksiu da dèkti "ardere"; lett. bûšu da būt "essere", duôšu da duôt "dare"). Accanto alla voce attiva del verbo si formò una voce riflessiva (mentre il passivo si esprime perifrasticamente come in italiano). Notevole il fatto che nelle lingue baltiche, in tutte le forme del verbo, la 3apersona ha per il singolare e il plurale un'espressione unica. Il lessico baltico è ricco di voci tolte in prestito alle lingue slave e al tedesco.

L'appartenenza delle lingue baltiche alla famiglia indoeuropea fu riconosciuta dallo stesso fondatore della grammatica comparata indoeuropea, F. Bopp, e da A. F. Pott nella prima metà del secolo decimonono, ma la loro precisa posizione in seno alla famiglia è tuttora argomento di discussione fra i glottologi. In tutte le lingue indoeuropee, le più affini alle baltiche sono indubbiamente le slave. K. Brugmann (Grundriss der vergleichenden Grammatik der indog. Sprachen, I, 2a ed. Strasburgo 1897, p. 20 segg., e Kurze vergleichende Grammatik, Strasburgo 1904, § 18) segnalò otto punti nei quali si accordano il baltico e lo slavo: 1. uguale trattamento dei fonemi í e (n sonante e r sonante); 2. semplificazione delle consonanti geminate fra vocali; 3. creazione della "forma determinata" dell'aggettivo per mezzo del pronome indoeur. *jos; 4. passaggio dei participî caratterizzati da -nt- alla flessione -jo nella maggior parte dei "casi"; 5. passaggio dei temi nominali consonantici alla flessione -i- nel locativo plurale e nei casi la cui desinenza contiene m; 6. estensione del t iniziale al nominativo singolare maschile (lit. tàs, slavo ) e femminile ( o rispettivamenteta) del pronome dimostrativo indoeur. *so (s), femm. *sā: 7. creazione del dativo lit.mánei, slavo mĭnĭ "a me" sul modello del genitivo lit. manè, slavo mene "di me"; 8. sostituzione della forma di ablativo alla forma di genitivo singolare nel paradigma dei temi nominali uscenti in indoeur. -o- (lituano -a-).

Che le lingue baltiche e le slave si rassomiglino strettamente, nessuno contesta; la discrepanza delle opinioni riguarda il modo d'interpretare storicamente le loro somiglianze. Per lungo tempo fu opinione comune che le affinità fra i due gruppi linguistici attestino l'esistenza d'un periodo unitario baltoslavo intermedio fra la più antica unità linguistica indoeuropea e il successivo differenziamento dei due tipi, baltico e slavo. Una diversa opinione sostiene A. Meillet in una serie di lavori pubblicati dal 1905 in poi. Secondo il Meillet lo slavo e il baltico sono due tipi linguistici che, rampollati da uno stesso gruppo dialettale indoeuropeo, si svolsero in condizioni uguali, subirono le stesse influenze e furono parlati in regioni la cui contiguità permetteva frequenti comunicazioni tra i rispettivi abitanti. Le numerose somiglianze tra baltico e slavo, secondo l'eminente glottologo francese, si possono spiegare dal parallelismo del loro sviluppo e quindi non valgono a dimostrare l'esistenza d'una unità baltoslava posteriore all'unità indoeuropea. Alle idee del Meillet si accostano quelle dell'Endzelin, il quale, pur ammettendo una serie di concordanze baltoslave (che solo in parte corrispondono a quelle notate dal Brugmann), ritiene che non sia lecito parlare d'una vera e propria lingua baltoslava, da cui le lingue baltiche e le slave si sarebbero distaccate, e che più verosimilmente si possa immaginare esistita soltanto un'epoca d'intime relazioni scambievoli fra due forme di linguaggio originariamente distinte. Invece J. Rozwadowski ritiene dimostrata l'unità baltoslava; ma poiché di contro a numerose concordanze i due tipi linguistici presentano alcune innegabili divergenze, pensa che queste siano il prodotto di un'epoca in cui i due nuclei etnici, baltico e slavo, avevano perduto il contatto, e perciò suppone tre fasi successive nello sviluppo dei loro linguaggi: I. l'originaria unità baltoslava che avrebbe durato fino al terzo millennio a. C.; 2. un'epoca in cui il tipo linguistico baltico e il tipo slavo si sarebbero svolti indipendentemente (2° e 1° millennio a. C.); 3. un'epoca iniziatasi con l'èra cristiana o poco appresso, in cui i Baltici e gli Slavi avrebbero riacquistato quel contatto che dura ancora e che ha il suo riflesso nella storia meno antica delle rispettive lingue. A. Brückner, strenuo sostenitore dell'unità baltoslava, attribuisce molta importanza alle concordanze lessicali fra i due gruppi linguistici, le quali non si limitano alla parte radicale dei vocaboli, ma si estendono a tutti gli elementi della loro struttura, e sono così numerose e caratteristiche da non potersi concepire se non come il risultato d'un comune processo di formazione delle parole iniziatosi in età remota e continuato senza interruzioni per lungo volgere di tempo. Alla dottrina tradizionale, che trovò anche nel Porzeziński un valido difensore contro le obiezioni del Meillet, aderiscono pure il Trautmann e il van Wijk. Concludendo, possiamo ritenere che l'affinità riconosciuta fra lingue baltiche e lingue slave non sia essenzialmente diversa da quella che passa fra lingue indiane e lingue iraniche. Sui particolari si può discutere; ulteriori indagini rivolte a determinati fenomeni, come quelle di N. van Wijk sulle "intonazioni", potranno far luce su qualche aspetto del problema; ma verosimilmente qualche punto resterà sempre oscuro. Lo stesso Meillet riconosce che il problema baltoslavo non comporta una soluzione certa e definitiva, mancando un criterio che ci permetta di distinguere, nei tratti comuni ai due gruppi, ciò che necessariamente suppone un periodo di comunanza linguistica da ciò che si spiega ammettendo sviluppi paralleli ma indipendenti. Non si deve dimenticare che la documentazione delle lingue slave comincia, press'a poco, duemila anni più tardi di quella delle lingue arie (indoiraniche), e che quella delle lingue baltiche è ancora più tarda. Senza dubbio l'unità linguistica indoiranica non apparirebbe così certa e perspicua se il glottologo, per dimostrarla, non avesse altro mezzo che il confronto fra le odierne favelle dell'India e dell'Iran.

Bibl.: Sulle lingue baltiche in generale: G. Gerullis, Baltische Völker, § Sprache, in M. Ebert, Reallexikon der Vorgeschichte, Berlino, I (1924); F. Specht, Baltische Sprachen, inStand und Aufgaben der Sprachwissenschaft, Heidelberg 1924; A. Brückner, Das Litauische und seine Verwandten, in W. Streitberg, Geschichte der indogerm. Sprachwissenschaft, Strasburgo 1917; K. Buga, Die Vorgeschichte der aistischen(baltischen) Stämme im Lichte der Ortsnamenforschung, in Streitberg-Festgabe, Lipsia 1924. - Per le tracce di lingue baltiche estinte si può vedere anche: J. Endzelin, Über die Nationalität der Kuren, in Finnisch-ugrische Forschungen, XII (1912); G. Gerullis,Zur Sprache der Sudauer-Jatwinger, in Festschrift A. Bezzenberger, Gottinga 1921; R. Trautmann, Über die sprachliche Stellung der Schalwen, nella citata Streitberg-Festgabe.

Una grammatica comparata delle lingue baltiche non è stata ancora scritta; può sostituirla per ora: J. Endzelin, Lettische Grammatik, Heidelberg 1923. Il lessico baltico è illustrato con il raffronto dello slavo da R. Trautmann, Baltisch-slavisches Wörterbuch, Gottinga 1923. Sulle parole d'origine straniera nelle lingue baltiche: A. Brückner, Litu-slavische Studien, Weimar 1877; A. Senn, Germanische Lehnwortstudien, Heidelberg 1925. - La bibliografia speciale delle singole lingue baltiche sarà data ai rispettivi articoli (lettonia, lituania, prussiani).

Sul problema delle relazioni baltoslave: A. Meillet, Études sur l'étymologie et le vocabulaire du vieux-slave, II, Parigi 1905; id., Les dialectes indoeuropéens, Parigi 1908 (2ª ed. 1922); id., in Rocznik Slawistyczny (Annali slavistici), V (1912); id., Le Slave commun, Parigi 1924; id., Le problème e de l'unité balto-slave, in Revue des Études Slaves, V (1925); W. Porzeziński, Die baltischslavische Sprachgemeinschaft, in Rocz. Slaw., IV (1911); J. Endzelin, Slavjanobaltijskije etjudy, Charkov 1911; J. Rozwadowski, O pierwotnym stosunku wzajemnym jeyków baltyckich i slowiańskich, in Rocz. Slaw., V (1912); N. Jokl, in Archiv für slav. Philologie, XXXV (1913); A. Brückner, Die litu slavische Spracheinheit, in Zeitschr. für vergl. Sprachforschung, XLVI (1914); id., in Gesch. d. indog. Sprachw. (v. sopra); N. van Wijk, Baltisch-slavische Probleme, Groninga 1913; id., Die baltischen und slavischen Akzent und Intonationssysteme, Amsterdam,Verhandelingen d. K. Akademie van Wetenschappen, Afd. Letterkunde, n. s., XXIII, ii(1923); O. Schrader, Reallexikon der indogerm. Altertumskunde (2ª ed. curata da A. Nehring), II, Berlino 1925-28.

VEDI ANCHE

indoeuropeoFamiglia di lingue storiche (dette anche arie, indogermaniche, indoceltiche, arioeuropee) che presentano, specie negli stadi più antichi, un’affinità e una concordanza di caratteri fonetici, morfologici e lessicali tali da rendere legittima l’ipotesi di una fase precedente in cui queste lingue fossero ... CuriTribù baltica di stirpe lettone, insediatasi sulla sponda del Golfo di Riga, da loro denominata Curlandia. Nel 13° sec. i Curi furono assorbiti da Livoniani, Lettoni e Lituani e nel 18° sec. erano già scomparsi. È giunta a noi solo qualche reliquia della loro lingua, anello di congiunzione tra lettone ...passivolinguistica Il passivo è una diatesi, o forma, che nel sistema verbale, opponendosi all’attivo e al medio, esprime un’azione subita dal soggetto, in cui cioè il soggetto grammaticale è ‘paziente’ e non ‘agente’. Nelle lingue indoeuropee il passivo sembra essere secondario, derivato morfologicamente ... SlaviGruppo di popolazioni europee stanziate nell’Europa centrale e orientale. Secondo una delle numerose etimologie proposte, il termine Slavi, che ricorre anche negli etnonimi Slováky «Slovacchi» e Slovenci «Sloveni», sarebbe connesso con slovo «parola»: gli Slavi sarebbero dunque ‘i parlanti’, coloro che ...

 

 

 

 

 

 

ESTONE

LETTONE

LITUANO

 

 

LETTONE

 

 

LETTONE

Ortografia[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente il lettone veniva scritto usando un sistema basato sui princìpi fonetici della lingua tedesca o della lingua polacca. All'inizio del XX secolo, il vecchio sistema ortografico venne rimpiazzato da un sistema più appropriato per la lingua lettone, usando l'alfabeto latino modificato.

Ortografia standard[modifica | modifica wikitesto]

Al giorno d'oggi l'alfabeto lettone standard è composto di 33 lettere:

A

Ā

B

C

Č

D

E

Ē

F

G

Ģ

H

I

Ī

J

K

Ķ

L

Ļ

M

N

Ņ

O

P

R

S

Š

T

U

Ū

V

Z

Ž

a

ā

b

c

č

d

e

ē

f

g

ģ

h

i

ī

j

k

ķ

l

ļ

m

n

ņ

o

p

r

s

š

t

u

ū

v

z

ž

L'alfabeto standard lettone moderno usa 22 lettere non modificate dell'alfabeto latino (tutte ad eccezione di Q, W, X ed Y). A queste aggiunge altre undici lettere modificate. Le lettere vocaliche A, E, I e U possono prendere un macron per indicare una vocale lunga, prendendo per presupposto che una vocale non modificata è corta. Le C, S e Z, che nelle forme non modificate vengono pronunciate [ts], [s] e [z] rispettivamente, possono venire marcate con un háček. Queste lettere marcate, Č, Š e Ž si pronunciano rispettivamente [tʃ] (c dolce), [ʃ] (sc) e [ʒ] (g toscana). Le lettere Ģ, Ķ, Ļ e Ņ si scrivono con una cediglia o una piccola virgola al di sotto di loro (o al di sopra della g minuscola). Esse sono le versioni palatalizzate di G, K, L e N e rappresentano i suoni [ɟ], [c], [ʎ] (gl) e [ɲ] (gn). Altre varietà del lettone non standard possiedono ulteriori lettere modificate.

L'alfabeto lettone moderno ha una corrispondenza quasi perfetta tra grafemi e fonemi. Ogni fonema ha la sua lettera corrispondente così che non ci sono rischi di una cattiva pronuncia una volta imparato a leggere l'alfabeto. Ci sono solo tre eccezioni che possono causare qualche difficoltà nella pronuncia. La prima è la lettera E e la sua variante lunga Ē, che viene usata per scrivere due suoni che rappresentano la variante breve di [ɛ] e quella lunga di [a] rispettivamente. La lettera O indica sia la [ɔ] lunga e breve, ma anche il dittongo [ˈuɔ]. Questi tre suoni vengono scritti come O, Ō e Uo in latgalico e alcuni lettoni vogliono promuovere questo sistema anche nel lettone standard. Comunque la maggior parte dei linguisti lettoni risponde che oed ō si trovano solo nei prestiti, mentre è Uo l'unico suono nativo lettone rappresentato da questa lettera. Il digrafo Uo venne scartato nel 1914, e la lettera Ō non viene più usata nel lettone ufficiale dal 1946. Similmente le lettere Ŗ ed Ch vennero eliminate nel 1957, anche se vengono ancora utilizzate in alcune varietà e da molti lettoni che al giorno d'oggi vivono al di fuori dei confini della Lettonia. La lettera Y viene usata solo in latgolico, dove indica un fonema distinto che non esiste in altre varietà lettoni. L'ortografia lettone possiede nove digrafi che vengono scritti Ai, Au, Ei, Ie, Iu, Ui, Oj, Dz e .

Ortografia antica[modifica | modifica wikitesto]

L'ortografia antica era basata su quella tedesca e non rappresentava foneticamente la lingua lettone. All'inizio veniva usata per scrivere i testi religiosi per i preti tedeschi per aiutarli nella comunicazione con i lettoni. I primi scritti in lettone erano caotici: c'erano ben dodici modi diversi di scrivere la Š. Nel 1631 il prete tedesco Georgs (Juris) Mancelis provò a sistematizzare la scrittura. Scrisse le vocali lunghe a seconda della loro posizione nella parola: una vocale corta seguita da h per una vocale radicale, una vocale corta nel suffisso ed una vocale con un marchio diacritico sulla desinenza che indicava due differenti accenti. Le consonanti venivano scritte seguendo l'esempio del tedesco con lettere multiple. L'ortografia antica venne usata fino al XX secolo, quando venne lentamente rimpiazzata dall'ortografia moderna.

Il lettone sui computer[modifica | modifica wikitesto]

La mancanza del supporto per i diacritici di molti software ha fatto sì che emergesse uno stile ortografico non ufficiale, chiamato spesso translit, che venisse usato nelle situazioni in cui gli utenti non potessero immettere i segni diacritici lettoni nei moderni sistemi computerizzati (e-mail, newsgroups, forum, chat, SMS, ecc.). Questi sistema utilizza solamente le lettere dell'alfabeto latino e le lettere che non vengono usate nell'ortografia standard vengono generalmente omesse. In questo stile i diacritici vengono rimpiazzati da dei digrafi, una lettera raddoppiata per indicare una vocale lunga; jindica la palatalizzazione delle consonanti, ad eccezione di Š, Č e Ž che vengono indicate posponendo una h. A volte la seconda lettera, quella usata al posto del diacritico, viene cambiata con un'altra lettera diacritica (es. š viene scritta come ss o sj, non sh), e dato che molta gente può trovarsi in difficoltà usando questi metodi, spesso le lettere vengono scritte senza alcuna indicazione della presenza di un segno diacritico, e usano i digrafi solo quando l'assenza di questi ultimi indurrebbe in errore.[1] A volte viene usato un apostrofo prima o dopo il carattere che dovrebbe avere un diacritico. Esiste inoltre un altro stile, chiamato a volte "pokemonismo" (nello slang internet lettone "pokémon" significa adolescente), caratterizzato dall'uso di alcuni elementi di leet, dall'uso di lettere non lettoni (particolarmente w ed x invece di v e ks), dall'uso di c invece di ts, dall'uso di z nelle desinenze e dall'uso alternato di maiuscole e minuscole. Inoltre i digrafi diacritici sono spesso usati e spesso mescolati con le lettere diacritiche dell'ortografia standard. Anche se al giorno d'oggi ci sono supporti per software disponibili, la scrittura senza segni diacritici è ancora diffusa per motivi finanziari e sociali.

Vocali[modifica | modifica wikitesto]

Il lettone possiede solo quattro vocali:

·                    [a]: a

·                    [ɛ]: e

·                    [i]: i

·                    [u]: u

Nell'alfabeto esiste anche la lettera o, ma questa indica il dittongo [ˈuɔ]: valoda (lingua) [ˈvaluɔda]

La distinzione tra vocali brevi e lunghe è pertinente in lettone, in quanto rappresentano due suoni diversi che possono distinguere un'intera parola:

·                    [aː]: ā, ē a volte

·                    [ɛː]: ē

·                    [iː]: ī

·                    [uː]: ū

Dato che o indica un dittongo di cui non esiste la versione lunga, non ne esiste la controparte con macron *ō. Tuttavia a volte o può trovarsi ad indicare[o] od [ɔ], ma accade solo nei prestiti stranieri; es. Opera [ˈɔpɛra]

L'accento cade invariabilmente (a parte alcune eccezioni costituite da prestiti stranieri) sulla prima sillaba della parola.

Dittonghi[modifica | modifica wikitesto]

Il lettone ha sette dittonghi, che si pronunciano come i relativi accumuli vocalici ad eccezione di uno, trascritto con un singolo grafema:

·                    ai: [ˈaj]

·                    au: [ˈaw]

·                    ei: [ˈej]

·                    ie: [ˈie]

·                    ui: [ˈuj]

·                    iu: [ˈiu]

·                    o: [ˈuɔ]

Tono[modifica | modifica wikitesto]

In lettone la sillaba accentata, sempre la prima, può prendere uno dei tre toni:

Tono alto

alto attraverso la sillaba. Es. loki "cipolline".

Tono discendente

breve salita seguita da una lunga discesa. Es., loks "arco".

Tono interrotto

risalita seguita da una discesa con un'interruzione nel mezzo. Es., logs "finestra".

Tutti i dittonghi hanno intonazione discendente, cadendo l'accento sul primo elemento del dittongo

Questo sistema è simile a quello del lituano, dello svedese, del norvegese e del serbo. Il tono interrotto è simile allo stød danese.

Consonanti[modifica | modifica wikitesto]

 

Bilabiali

Labiodentali

Alveolari

Alveolopalatali

Postalveolari

Velari

Glottidali

Occlusive

p  b

 

t  d

 

 

k  ɡ

 

Affricate

 

 

t͡s  d͡z

t͡ɕ  d͡ʑ

t͡ʃ  d͡ʒ

 

 

Nasali

m

 

n

1

 

ŋ

 

Vibranti

 

 

r

 

 

 

 

Fricative

 

f  v

s  z

ɕ  ʑ

ʃ  ʒ

 

h

Approssimanti centrali

 

 

 

j1

 

 

 

Approssimanti laterali

 

 

l

1

 

 

 

·     1 [nʲ] è la nasale alveolare palatalizzata, [lʲ] è l'approssimante laterale alveolare palatalizzata, e [j] è l'approssimante palatale; sono incluse qui tra le alveolopalatali per ragioni di spazio.

Il consonantismo lettone non diverge molto da quello slavo. Ci sono innanzitutto, comuni alla maggior parte delle lingue slave e baltiche, le tre lettere č še ž, le quali, contrassegnate dal hacek, indicano rispettivamente [ʧ] (in italiano c(i)), [ʃ] (in italiano sc(i)) e [ʒ] (g toscana intervocalica). Come nelle altre lingue baltiche e slave, c senza diacritici è una z aspra [ʦ].

Caratteristiche del lettone sono le cinque consonanti palatilizzate ģ ķ ļ ņ ŗ, segnate nella grafia con una virgola o una cediglia posta sotto il corpo della lettera (o sopra, per motivi tipografici, nel caso della ģ minuscola). Si pronunciano rispettivamente [ɟ], [c], [lʲ], [ŋʲ] e [rʲ], come le equivalenti g k l n r, ma seguite nella pronuncia da una subitanea [j] semiconsonante. In particolare, ģ e ķ si leggono come le iniziali delle parole italiane "chiesa" e "ghiaia", ma se possibile ancora più schiacciate; ļ è equivalente alla gl italiana; ņ alla gn italiana; infine ŗ, ormai caduta in disuso, era un suono simile alla r(i) italiana della parola "aria", ma più schiacciata ancora.

Vi sono in lettone anche due digrammi dz [ʣ] e dž [ʤ].

uno = viens, due = divi, tre = trīs, quattro = četri, cinque = pieci, sei = seši, sette = septini, otto = astoņi, nove = deviņi, dieci = desmit

1.       ^ (LV) Linda Veinberga, Latviešu valodas izmaiņas un funkcijas interneta vidē, politika.lv, 2001. URL consultato il 28 luglio 2007 (archiviato dall'url originale il 24 maggio 2012).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

·     Collabora a Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su lettone

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

·     Vocaboli fondamentali da ascoltare in lettone, su come-si-dice.imparare-lingue.eu.

·     Fonte, su web.tiscali.it.

·     (ENGrammatica lettone, su courses.washington.edu.

·     (ENLegge Linguistica Lettone, su isec.gov.lv.

·     (LVLetonika, su letonika.lv.

·     (ENUno sguardo al lettone, su latvianstuff.com.

·     (LVCommissione statale (ufficiale) sulla lingua (articoli di linguistica, leggi applicabili, ecc.), su vvk.lv.

·     (ENDizionario Inglese-Lettone/Lettone-Inglese, su letonika.lv.

·     (EN) Dizionario Inglese Lettone da Webster's Online Dictionary - L'Edizione Rosetta

·     (LVAgenzia nazionale per l'insegnamento del lettone, su lvavp.lv.

·     (ENL'alfabeto lettone, su languagehelpers.com.

·     (ENEsempi di parole e frasi lettoni (con suoni), su languagehelpers.com.

·     (ENDizionari bilingue lettoni, su dicts.info.

·     Lingua lettone, in Thesaurus del Nuovo soggettarioBNCFModifica su Wikidata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LITUANO

 

L'alfabeto ufficiale lituano fu creato nel 1918, in seguito alla prima indipendenza della Lituania, e sostituì le diverse grafie in uso prima della guerra, basate sulla grafia tedesca o su quella polacca. Per esempio, il digramma cz, di origine polacca, fu sostituito con č. È composto da 32 lettere:

Lituano:

a

ą

b

c

č

d

e

ę

ė

f

g

h

i

į

y

j

k

l

m

n

o

p

r

s

š

t

u

ų

ū

v

z

ž

IPA:

a

b

ts

d

ɛ

ɛː

f

g

ɣ

i

j

k

l

m

n

o

p

r

s

ʃ

t

u

ʋ

z

ʒ

Le lettere con segni diacritici sono del tutto distinte e appaiono separatamente sui dizionari, secondo l'ordine specificato nella tabella.

Le vocali ą, ę į e ų nonché ū sarebbero più lunghe, ma non vengono solitamente pronunciate tali. Servono nella lingua scritta a distinguere nominativo e accusativo da una parte, strumentale e genitivo dall'altra. z e ž sono sonore. La f e la w vengono utilizzate solo in parole straniere.

I digrammi ch, dz e  rappresentano rispettivamente i suoni x, ʣ e ʤ.

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

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Lo stesso argomento in dettaglio: Grammatica lituana.

Il lituano ha una flessione complessa. Esistono cinque declinazioni per i sostantivi e tre per gli aggettivi, ciascuna con sette casi: nominativo, genitivo,dativo, accusativo, strumentale, locativo e vocativo. Altri tre casi (allativo, illativo, adessivo) erano presenti nel lituano antico: i primi due sopravvivono in alcune espressioni idiomatiche e nella lingua parlata, mentre il terzo è caduto del tutto in disuso. Oltre a singolare e plurale è presente il duale, che però ufficialmente è caduto in disuso.

I verbi sono distinti in tre coniugazioni e presentano quattro tempi semplici (più otto tempi composti) all'indicativo e uno per congiuntivo e imperativo. La terza persona è unica per il singolare e il plurale. Ogni tempo ha due participi, uno attivo e uno passivo; è inoltre presente l'infinito insieme ad alcune forme simili al gerundio.

Vocabolario[modifica | modifica wikitesto]

Vocabolario indo-europeo[modifica | modifica wikitesto]

Il lituano è una delle lingue più antiche della famiglia indoeuropea, e conserva diverse parole simili al sanscrito, soprattutto tra i sostantivi: sūnus (inglese "son", italiano "figlio"), antras (sanscr. antaras, italiano "secondo"), vilkas (inglese "wolf", italiano "lupo"). Il lituano ha mantenuto sempre la s delle radici indoeuropee, che invece è andata perduta in molte altre lingue: sniegas (inglese snow, italiano neve, polacco śnieg).

Parole straniere[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte del vocabolario lituano di base mantiene le radici arcaiche, con l'eccezione di alcune parole importate dalle lingue slaviche ogermaniche insieme al concetto che esse esprimono: è questo il caso per esempio di stiklas (vetro), muilas (sapone).

Più di recente sono state introdotte parole internazionali derivate dal greco (es. ekonomija) o dall'inglese (es. kompiuteris, failas per computer e filerispettivamente), ma sempre adattando la grafia in modo da rispecchiare la pronuncia. A volte queste affiancano una radice in lituano e una straniera (es. šviesoforas, semaforo, include la parola lituana šviesa che significa luce): quando una parola è di uso comune, infatti, si preferisce creare nuove parole lituane, mentre i termini che originano in ambito scientifico mantengono la radice straniera.

Come in lettone, tutti i nomi propri di persona o di luogo vengono modificati in modo da declinarli così come tutti gli altri sostantivi. Per esempio, non soloMilano diventa Milanas, ma anche il paese di Origgio diventa Oridžas e un ragazzo lituano parlerà della sua fidanzata Anna chiamandola Ona.

Lessico fondamentale[modifica | modifica wikitesto]

·                     Taip

·                    No Ne

·                    Come ti chiami? Koks tavo vardas?

·                    Mi chiamo Mano vardas

·                    Ciao Labas (lett. Bene, es. Laba diena è il saluto formale corrispondente a "Buon giorno")

·                    Arrivederci Viso gero

·                    Grazie Ačiū

·                    Prego Prašom

·                    Benvenuto Sveiki atvykę

·                    Non capisco il lituano Nesuprantu lietuvių kalbos

·                    Parla inglese? Ar jūs kalbate angliškai?

·                    Vivo in Italia Gyvenu Italijoje

·                    Come va? Kaip sekasi?

·                    Uomo: vyras

·                    Donna: moteris

·                    Padre: tėvas

·                    Madre: motina

·                    Cielo: dangus

·                    Terra: žemė

·                    Sole: saulė

·                    Luna: mėnulis

·                    Acqua: vanduo

Numeri[modifica | modifica wikitesto]

·                    uno: vienas

·                    due: du

·                    tre: trys

·                    quattro: keturi

·                    cinque: penki

·                    sei: šeši

·                    sette: septyni

·                    otto: aštuoni

·                    nove: devyni

·                    dieci: dešimt

·                    undici: vienuolika

·                    dodici: dvylika

·                    tredici: trylika

·                    quattordici: keturiolika

·                    quindici: penkiolika

·                    sedici: šešiolika

·                    diciassette: septyniolika

·                    diciotto: aštuoniolika

·                    diciannove: devyniolika

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ESTONE

 

È una lingua agglutinante che possiede 14 casi (sia al singolare che al plurale): nominativo, genitivo,accusativo, illativo, inessivo, elativo, allativo, adessivo, partitivo, translativo, terminativo, essivo,abessivo, comitativo.

Le declinazioni della parola "auto" (macchina):

casi

singolare

plurale

nominativo

auto

autod

genitivo

auto

autode

accusativo